
A Dogavios quasi nessuno ascoltava la formichina. Parlava così piano che la sua voce sembrava il solletico nell'aria. Quasi nessuno. I fiori l'ascoltavano.
Quel pomeriggio Pigúiça attraversava il prato di corsa quando un fiore grande, con la faccina sorridente, la chiamò: «Ehi, Pigúiça! Attenta a dove metti le zampe! C'è qualcuno sulla strada.»
Pigúiça si fermò con la zampa in aria. Abbassò il muso fino a terra. E là, in mezzo al sentiero, veniva una formichina che portava una briciola di biscotto tre volte più grande di lei. Saliva su un sassolino, scendeva, inciampava, sistemava la briciola e proseguiva.
«Ciao!» disse Pigúiça. Il soffio del ciao fece dondolare la formichina, che cadde seduta. «Ahi, ahi!» disse una voce sottilissima. «Scusa!» sussurrò Pigúiça, adesso pianissimo.
«Mi chiamo Zizi» disse la formichina, scrollandosi la polvere. «Devo portare questa a casa prima che faccia buio. La mia casa è dall'altra parte del prato.»
«La porto io!» si offrì Pigúiça. «Ti prendo con la bocca e arriviamo in un attimo!» «No, grazie» disse Zizi, decisa. «Se qualcuno mi prende senza chiedere, mi spavento. Ma mi è piaciuta la tua voglia di aiutare.»
Pigúiça sbatté le palpebre. Nessuno le aveva mai detto che chiedere prima è un modo di aiutare. «Allora posso aiutare in un altro modo?» «Puoi. Tieni d'occhio i sassolini e aspetta il mio passo.»
Aspettare il passo di Zizi era lento, lento, lentissimo. Pigúiça aveva voglia di correre, di saltare, di arrivare presto. Ma restò lì, accanto, e così notò cose che non aveva mai visto: una coccinella che dormiva su una foglia, una goccia che brillava su uno stelo, l'ombra di un uccellino che passava molto in alto.
«Quando si cammina piano» pensò «le cose belle hanno il tempo di comparire.»
Quando arrivarono al formicaio, uscirono decine di formichine, in fila, per aiutare a portare la briciola. Una prendeva, un'altra spingeva, un'altra cantava per dare il ritmo. Pigúiça non aveva mai visto tanti piccoli insieme.
«Anche i piccoli sono forti» disse Zizi. «Solo che non siamo veloci.» E la briciola di biscotto sparì dentro il formicaio, portata da una processione di zampine minuscole.
Il sole era già basso. «Buonanotte, Pigúiça. Domani passi di nuovo? Ma guarda dove metti le zampe.» «Guardo» promise Pigúiça. «E lo dico anche a Fofuxo.»
Quella notte, nella cuccia, Pigúiça pensò a tutti i piccoli del mondo: le formichine, le coccinelle, i semi che dormivano sotto la terra. Anche loro dormivano, zitti zitti.
«Buonanotte, Zizi» sussurrò. E, pianissimo, piano come una formichina, si addormentò.
