
Quella mattina il cielo rosa di Dogavios era diverso. Sembrava una coperta troppo piena, pronta a lasciar cadere le piume.
Pigúiça mise il muso fuori dalla porta. Qualcosa di freddo e leggerissimo si posò proprio sulla punta. Etciù! Starnutì.
«Fofuxo! Il cielo si sta sciogliendo!» gridò. Dall'alto scendevano pezzettini bianchi, girando piano, pianissimo, come se ballassero.
Fofuxo uscì, guardò in su e sorrise. «È neve, Pigúiça. Le nuvole lasciano cadere pezzetti di ghiaccio morbidissimi. Qui non aveva mai nevicato.» «Si può mangiare?» chiese lei. «Assaggia.»
Aprì la bocca e lasciò cadere un fiocco sulla lingua. Gnam. Sparito. Era freddo e non sapeva di niente, ma faceva il solletico.
Ben presto arrivò tutta la banda. Bolota sprofondò fino alle orecchie in un mucchio di neve e rimase solo con il muso fuori. Tico, lungo com'è, lasciò una traccia che sembrava un serpentello disegnato.
Pigúiça rotolò, saltò e fece un angioletto di neve, aprendo e chiudendo le zampe. Poi Fofuxo fece una palla grande e una piccola, e insieme montarono un cucciolo di neve, con due sassolini al posto degli occhi.
«Ha bisogno di un nome» disse Pigúiça. «Fiocchetto!» gridò Tico. E così fu Fiocchetto. I sassolini degli occhi cantarono hmm, hmm, e sembrò che anche Fiocchetto cantasse.
Perfino i fiori di Dogavios erano diversi. Invece di rispondere quando qualcuno si avvicinava, si erano rannicchiati, in camicia da notte di neve, e sbirciavano dalla coperta bianca come a dire: «Stiamo per dormire.»
Quando il sole arancione toccò le colline, la neve diventò azzurrina e tutti sentirono il naso gelato. Tornarono a casa tremando e ridendo.
Pigúiça bevve un brodino tiepido accanto a Fofuxo, con le zampe sotto una coperta. La casa sapeva di legna e di erba cipollina.
Fuori la neve continuava a cadere senza fare un fiato. «Perché è tutto così silenzioso?» chiese Pigúiça. «La neve conserva i rumori» disse Fofuxo. «Li raccoglie tutti e li mette sotto la sua coperta bianca, così possiamo dormire.»
Dalla finestra Pigúiça vide Fiocchetto in giardino, con la neve sulle spalle. Sembrava dormire in piedi. I fiocchi si posavano uno dopo l'altro, e ognuno faceva una copertina in più.
Gli occhi azzurri si chiusero piano. Un fiocco. Un altro fiocco. Pigúiça sbadigliò e appoggiò la testa su Fofuxo. Il mondo intero era bianco, soffice e zitto. E lei si addormentò.
