
«Cuscino, spazzolino, pigiama a stelle» contò Pigúiça sulle dita della zampa. «Tutto nello zaino!» Era il giorno più atteso della settimana. Per la prima volta avrebbe dormito a casa di un'amica: Bolota, la basset dalle orecchie lunghe.
Il pomeriggio fu una festa. Vennero anche Nina e Tico. Giocarono a nascondino in giardino, mangiarono biscottini di nuvola e fecero un castello di cuscini così grande che Tico si perse là dentro due volte.
Nel giardino di Bolota c'era un ceppo largo, e sopra c'era una sfera di cristallo piena di stelle. Le stelline appese agli alberi dondolavano e tintinnavano.
Dopo cena la mamma di Bolota spense la luce. Tutti si accucciarono sui materassini, uno accanto all'altro. Tico si addormentò subito, con la zampetta che tremava nel sogno. Nina sonnecchiò in due minuti. Bolota sbadigliò tre volte e chiuse gli occhi.
Solo Pigúiça restò sveglia. La cuccia era diversa dalla sua. Il soffitto era diverso. La casa faceva un rumorino diverso: crick. E un vento diverso muoveva la tenda: fffff.
Sentì una stretta nel petto. Era nostalgia di casa sua, dell'odore della sua coperta, perfino dello scricchiolio della sua porta.
«Bolota» sussurrò. «Sei sveglia?» «Adesso sì» disse Bolota, stropicciandosi gli occhi con la zampa. «Che c'è?»
«Qui è tutto strano. Non è brutto. È solo... diverso. Credo di avere nostalgia di casa.» Bolota non rise. Ci pensò un po'.
«Anch'io mi sono sentita così la prima volta che ho dormito fuori» disse. «Sai che cosa mi ha aiutato? Ho portato con me una cosa di casa.»
Pigúiça si ricordò di una cosa. Aprì lo zaino e dal fondo tirò fuori un sassolino grigio che la sua mamma aveva nascosto là. Era un sasso che canta. Lo tenne nella zampina e il sasso cantò piano, la stessa ninna nanna di tutte le sere: la, la, la...
La stanza cambiò. Sembrava che anche la casa di Bolota avesse un pezzettino della casa di Pigúiça.
«Che bello» sussurrò Bolota, avvicinando la testa. «Canta ancora una volta?» Il sasso cantò di nuovo. Fuori, la sfera di cristallo brillò di altre stelle, come se ascoltasse.
Le due amiche rimasero vicine vicine, senza dire niente. Il crick della casa adesso sembrava solo una casa che dava la buonanotte. Il vento era una carezza sulla tenda.
Pigúiça chiuse gli occhi. La, la, la, cantava il sassolino. E, piano piano, a casa di Bolota, la prima notte fuori casa diventò una bella notte per dormire.
