
Il lago di Dogavios era liscio come uno specchio. Dentro c'erano gli alberi, c'erano le nuvole, e perfino le stelle, quando era notte. Tutti adoravano il lago. Tutti, tranne Pigúiça.
«Vieni, Pigúiça!» gridò Bolota, che era già in acqua, con le orecchie lunghe che galleggiavano come due barchette. «È una meraviglia!» «Sto bene qui» rispose Pigúiça. Qui era a tre passi dalla riva.
Era coraggiosa con i sassi alti, le pozzanghere enormi e gli scarabei strani. Ma quel lago era così grande! E in mezzo l'acqua diventava scura, e non si vedeva che cosa c'era sotto. Solo a pensarci, la pancia faceva un nodino.
Fofuxo arrivò e si sedette sulla riva, senza dire niente sul nuotare. «Resto un pochino qui» disse. «C'è un bel sole.» Pigúiça si sedette accanto a lui. Guardarono l'acqua, e c'erano anche loro, fianco a fianco: una husky dagli occhi azzurri e un golden tutto dorato.
«Vuoi solo bagnare una zampina?» chiese Fofuxo. «Una sola?» «Una sola. Se non ti piace, la ritiri.»
Pigúiça allungò la zampa davanti e toccò l'acqua. Dal punto si allargarono dei cerchietti, e il suo riflesso tremò come se ridesse. Era fresca. Non era brutta. Era perfino un po' interessante. «È fresca» disse, sorpresa.
Poi due zampe. Poi tutte e quattro, là nel basso, dove l'acqua copriva appena le dita. Bolota restò vicina, galleggiando piano, senza fretta e senza tirare nessuno.
«L'acqua ti sostiene» disse Bolota. «Se lasci il corpo leggero, ti solleva. Vuoi vedere?» E si girò sulla schiena, a pancia in su, guardando il cielo come si guarda il soffitto di una camera bellissima.
«Io resto qui, dove si tocca» disse Fofuxo. «Ti tengo da sotto, solo un pochino.» Pigúiça fece un respiro profondo. Una volta. Due volte. E lasciò il fondo.
L'acqua la sostenne, morbida, come una cuccia che dondola. Mosse le zampine, e Fofuxo la lasciò piano piano. «Galleggio!» gridò. «Fofuxo, guarda! Galleggio!»
Non andò lontano. Solo fin dove volle Pigúiça, tre spinte di zampa, fino all'ombra dell'albero. Ma bastò per tornare a riva con il muso che gocciolava e un sorriso da un orecchio all'altro.
Alla fine del pomeriggio, i tre si sdraiarono sull'erba, ad asciugarsi al sole, mentre il lago diventava rosa come il cielo. Il lago non sembrava più troppo grande. Sembrava un amico calmo, che aveva aspettato finché lei era pronta.
La sera, nella cuccia, Pigúiça sentiva ancora il dondolio dell'acqua, piano piano, su e giù, come una culla. Chiuse gli occhi e immaginò il lago liscio, con una stella dentro, e lei che galleggiava lì, leggera, leggera, leggera.
E si addormentò così, dondolando, senza nessuna paura.
