
La copertina di Pigúiça aveva un nome: Stellina. Era azzurro chiaro, morbida, piena di stelle ricamate, e ormai un po' consumata da tante coccole. Sapeva di casa e di sonno buono. Pigúiça portava Stellina dappertutto: in giardino, a tavola, perfino al bagno, dove restava appesa allo stendino ad aspettare.
Una mattina, mentre correva dietro una farfalla, pestò un angolo della copertina e inciampò, patapam, con il muso nell'erba. «Ahi!» disse Pigúiça. E guardò Stellina, tutta sporca e stirata.
Fofuxo, che passava di lì, si sedette accanto a lei. L'aiutò a togliere la terra dalla copertina con la zampa. «Pigúiça, hai notato una cosa?» chiese. «Stai crescendo. Le tue zampe sono più lunghe. Le tue orecchie arrivano più in alto.»
«Davvero?» disse lei, guardandosi le zampe. «Ma io non voglio crescere lontano da Stellina.» «Nessuno ha detto lontano» disse Fofuxo. «Lei può restare vicina. Solo che non deve venire dappertutto. Che ne dici di preparare una casetta speciale per lei?»
Trovarono una scatolina di legno in fondo all'armadio. Pigúiça la foderò di foglie morbide, lavò la copertina nel ruscello e la lasciò asciugare al sole. Poi piegò Stellina con la massima cura e la mise dentro.
«Buonanotte, Stellina» disse. «Ti sei presa cura di me. Adesso riposa un po'.» Mise la scatolina sulla mensola accanto alla cuccia, da dove la copertina poteva vedere tutta la stanza.
Ma, quando arrivò la notte, fu più difficile. Pigúiça si girò da una parte. Si girò dall'altra. Le mancava una cosina morbida da stringere. Sentì un vuoto nella pancia e gli occhi si fecero umidi. «Fofuxo?» chiamò piano.
Fofuxo arrivò senza far rumore. Si sdraiò accanto alla cuccia, con il pelo dorato vicinissimo. Nel modo in cui la luce entrava dalla finestra, il suo pelo sembrava pieno di stelline che brillavano, una per ogni pelo.
«Puoi stringerlo un po', se vuoi» disse. Pigúiça affondò il muso nel pelo morbido. Era caldo. Sapeva di pan di zenzero e di prato fiorito. Respirava dentro, respirava fuori, con lo stesso ritmo dell'amico.
Sulla mensola la scatolina restava ferma, di guardia, con Stellina dentro che sognava anche lei. Quella notte Pigúiça scoprì una cosa. L'affetto non stava solo nella copertina. Stava nel pelo di Fofuxo, sulla mensola, nella cuccia, in tutta la casa. Era una cosa molto grande, che stava dappertutto.
Sbadigliò. Le stelline del pelo lampeggiarono piano, pianissimo. E Pigúiça si addormentò, con il muso appoggiato all'amico e la testa piena di cielo.
