
Sul sentiero del bosco, tra tronchi grossi e muschio morbido, Pigúiça vide una cosa rotonda che brillava per terra. Era un uovo. Un uovo grande, color pesca, con tante stelline dipinte sopra.
Si accucciò, curiosa, e appoggiò il muso al guscio. Era freddo. E, là dentro, pianissimo, qualcosa fece toc. Toc, toc.
«Fofuxo!» chiamò. «C'è qualcuno qui!» Fofuxo arrivò e ascoltò con l'orecchio sull'uovo. «È vero» disse. «E ha freddo. Dobbiamo scaldarlo.»
Portarono l'uovo, piano piano, fino a casa della Signora Collolungo. Lei guardò, ci pensò e disse: «Dev'essere di un dinosauro viaggiatore. Ha lasciato l'uovo nel nido del sentiero e non è ancora tornato. Questo piccolo è quasi pronto a nascere.»
Pigúiça fece il nido con una coperta, un cuscino e un mucchio di foglie morbide. Mise l'uovo in mezzo e si sdraiò intorno, vicinissima, come un cane che abbraccia una palla.
Ma non è molto brava a stare ferma. Cinque minuti dopo si muoveva già. Dieci minuti dopo, per poco non diede un calcio all'uovo. «Attenta!» disse Fofuxo. «Chi si prende cura di qualcuno di piccolo deve essere lento e dolce.»
«Lento e dolce» ripeté Pigúiça. Fece un respiro profondo, rilassò le zampe e stette zitta. Passò una nuvola. Ne passò un'altra. Stava imparando ad aspettare senza fretta.
Fofuxo faceva i turni con lei. A ogni ora uno dei due restava con l'uovo, e l'altro dormiva un pochino. Arrivò la notte, e il sasso cantante del giardino cominciò a cantare piano per l'uovo, hmmm, hmmm.
Fu allora che il toc si fece più forte. Toc, toc, TOC. E comparve una crepa nel guscio, minuscola, con un beccuccio piccolissimo che spuntava fuori.
«Sta arrivando!» sussurrò Pigúiça, con gli occhi sgranati. Fofuxo si avvicinò. Trattennero il respiro tutti e due.
Crac. Il guscio si aprì come un fiore, e ne uscì un cucciolo di dinosauro color pesca, così piccolo che stava in una zampa. Aveva grandi occhi lucidi e una coda che dondolava senza controllo.
«Pìo» disse il cucciolo, pianissimo. A Pigúiça si sciolse il cuore. «Ciao, Piccino» disse. Fu il primo nome che le venne in mente, e gli stava bene.
Piccino tremava. Pigúiça lo tirò con cautela vicino alla sua pancia, dove era caldo, e Fofuxo coprì tutti e due con la coperta. Piccino fece uno sbadiglio minuscolo, più becco che bocca.
«Domani la Signora Collolungo ci aiuterà a trovare la sua famiglia» sussurrò Fofuxo. «Ma stanotte è con noi.»
Pigúiça guardò quell'esserino che respirava al ritmo del suo respiro. Per la prima volta capì che prendersi cura di qualcuno, a volte, vuol dire stare ben ferma. E fu così, ferma ferma, che si addormentò.
